CAM ICT 2026: attenzione ai nuovi acquisti informatici delle scuole. Arriva l’obbligo del 10% di prodotti ricondizionati

CAM ICT 2026 – Acquisti informatici nelle scuole

Attenzione ai nuovi acquisti informatici: arriva l’obbligo del 10% di prodotti ricondizionati

Dal 2026 le istituzioni scolastiche dovranno prestare particolare attenzione alla progettazione delle forniture di computer, notebook, monitor, tablet e smartphone.

Con il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica 11 marzo 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Serie Generale n. 70 del 25 marzo 2026, sono stati adottati i nuovi Criteri Ambientali Minimi per l’affidamento del servizio di noleggio operativo e per la fornitura di computer, monitor, tablet e smartphone nuovi e ricondizionati.

Si tratta dei nuovi CAM ICT, destinati ad avere un impatto concreto anche sulle istituzioni scolastiche, in quanto stazioni appaltanti soggette al D.Lgs. 31 marzo 2023, n. 36, cioè il Codice dei contratti pubblici.

La novità più rilevante è rappresentata dall’introduzione di una quota minima di prodotti ricondizionati nelle forniture ICT.

Il punto centrale

L’articolo 2 del D.M. 11 marzo 2026 prevede che la stazione appaltante, nelle procedure di gara relative a forniture ICT, garantisca l’approvvigionamento complessivo di almeno il 10% di prodotti ricondizionati.

I riferimenti normativi da conoscere

Per inquadrare correttamente la nuova disciplina è utile richiamare alcuni riferimenti essenziali:

  • D.M. 11 marzo 2026: decreto di adozione dei CAM per il noleggio operativo e la fornitura di computer, monitor, tablet e smartphone nuovi e ricondizionati;
  • Gazzetta Ufficiale n. 70 del 25 marzo 2026: pubblicazione ufficiale del decreto;
  • Articolo 1 del D.M. 11 marzo 2026: adozione dei criteri ambientali minimi per le forniture e il noleggio operativo dei dispositivi ICT;
  • Articolo 2 del D.M. 11 marzo 2026: introduzione della quota minima del 10% di prodotti ricondizionati nelle forniture;
  • Articolo 4 del D.M. 11 marzo 2026: entrata in vigore dei CAM dopo 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale;
  • Articolo 57, comma 2, del D.Lgs. 36/2023: obbligo per le stazioni appaltanti di inserire nella documentazione progettuale e di gara almeno le specifiche tecniche e le clausole contrattuali contenute nei CAM;
  • D.M. 3 agosto 2023: Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione, cosiddetto PAN GPP.

Cosa cambia per le scuole

Le istituzioni scolastiche, quando acquistano dispositivi informatici, dovranno prestare particolare attenzione alla corretta applicazione dei nuovi CAM ICT.

Il decreto riguarda, in particolare, le seguenti categorie di prodotti:

  • computer desktop;
  • notebook;
  • monitor;
  • tablet;
  • smartphone.

Di conseguenza, i nuovi criteri dovranno essere considerati nella predisposizione di:

  • capitolati tecnici;
  • decisioni a contrarre;
  • affidamenti diretti;
  • procedure negoziate;
  • gare per laboratori didattici;
  • forniture finanziate con fondi PNRR;
  • acquisti per ambienti STEM e laboratori professionalizzanti.

Il 10% di prodotti ricondizionati è obbligatorio?

Sì. Il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e quindi non siamo davanti ad una bozza, ad una proposta o ad una semplice indicazione facoltativa.

L’obbligo deriva dall’articolo 2 del D.M. 11 marzo 2026, che stabilisce che la stazione appaltante, nell’ambito delle procedure di gara relative a forniture, debba garantire l’approvvigionamento complessivo di almeno il 10% di prodotti ricondizionati.

Naturalmente, questo obbligo deve essere applicato in modo coerente con il fabbisogno tecnico dell’amministrazione, con gli obiettivi didattici del progetto e con l’effettiva disponibilità del mercato.

Entrata in vigore indicativa

25 maggio 2026

L’articolo 4 del decreto prevede l’entrata in vigore dopo 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Come si calcola il 10%

Un aspetto fondamentale riguarda il criterio di calcolo.

Il 10% non si calcola sull’importo economico della fornitura, ma sul numero complessivo dei prodotti oggetto della fornitura.

Questo significa che non rileva il valore economico dei singoli dispositivi, ma la quantità complessiva dei beni acquistati.

Formula pratica

Numero totale dei dispositivi acquistati × 10% = quota minima di prodotti ricondizionati

Esempio pratico

Categoria Quantità
Notebook 20
PC desktop 10
Monitor 20
Totale dispositivi 50

In questo caso, il 10% di 50 dispositivi è pari a 5 prodotti ricondizionati.

In assenza di una specifica indicazione normativa sull’arrotondamento, un criterio prudenziale suggerisce di arrotondare all’unità superiore quando il calcolo produce un numero decimale.

La compensazione tra categorie di prodotto

Il decreto prevede una flessibilità molto importante.

L’articolo 2 stabilisce che, qualora non sia possibile raggiungere la soglia del 10% per la singola categoria di prodotto, la stazione appaltante possa procedere in compensazione con altre categorie, in modo da raggiungere complessivamente la soglia minima del 10% di prodotti ricondizionati.

Questa previsione è particolarmente rilevante per le scuole, perché consente di evitare applicazioni rigide e non coerenti con il fabbisogno tecnico.

Attenzione ai laboratori ad alte prestazioni

Nei laboratori professionalizzanti, STEM, AI, CAD, grafica 3D, cybersecurity o sviluppo software, l’utilizzo di dispositivi ricondizionati non adeguati potrebbe compromettere il raggiungimento degli obiettivi didattici e progettuali.

Il caso dei laboratori AI, STEM e professionalizzanti

Molte istituzioni scolastiche stanno realizzando o programmando ambienti didattici ad alta innovazione, nei quali le dotazioni tecnologiche devono garantire prestazioni elevate e continuità di utilizzo nel tempo.

Pensiamo, ad esempio, a laboratori destinati a:

  • intelligenza artificiale;
  • coding avanzato;
  • grafica 3D;
  • CAD/CAM;
  • robotica;
  • cybersecurity;
  • simulazione;
  • sviluppo software;
  • rendering e produzione multimediale.

In questi contesti possono essere necessari dispositivi con processori di ultima generazione, memoria RAM elevata, GPU dedicate, storage NVMe, compatibilità con software professionali, supporto a funzionalità AI, garanzie adeguate e possibilità di aggiornamento nel tempo.

Pertanto, l’obbligo del 10% non dovrebbe essere interpretato come necessità di inserire forzatamente dispositivi ricondizionati in ogni parte del progetto, soprattutto quando ciò non risulta coerente con le prestazioni tecniche richieste.

Il consiglio operativo: usare il ricondizionato dove è tecnicamente sostenibile

Una soluzione ragionevole e coerente con il decreto può essere quella di utilizzare i prodotti ricondizionati nelle categorie meno critiche dal punto di vista prestazionale.

Ad esempio, la quota ricondizionata potrebbe essere valutata su:

  • monitor;
  • tablet di supporto;
  • dispositivi per segreteria;
  • postazioni amministrative;
  • notebook per attività ordinarie;
  • dotazioni non destinate ad elaborazioni AI o grafiche avanzate.

Questa impostazione consente di rispettare il quadro normativo, senza compromettere la qualità tecnologica dei laboratori innovativi.

Esempio di compensazione

Categoria Quantità Ricondizionati
Notebook AI ready 20 0
PC ad alte prestazioni 10 0
Monitor 20 5
Totale 50 5

In questo esempio la quota minima del 10% viene raggiunta attraverso i monitor, evitando di compromettere le prestazioni dei notebook e dei PC destinati al laboratorio AI.

Il ruolo del progettista nella corretta applicazione dell’obbligo

Un aspetto centrale, soprattutto nei progetti scolastici complessi, riguarda il ruolo del progettista.

La corretta applicazione dell’obbligo del 10% di prodotti ricondizionati non dovrebbe essere affrontata solo nella fase finale dell’acquisto o nella predisposizione della decisione a contrarre. Deve invece essere valutata già nella fase di progettazione tecnica dell’intervento.

Spetta infatti al progettista, nell’elaborazione del progetto tecnico e del capitolato, prevedere in modo coerente l’adempimento dell’obbligo introdotto dai nuovi CAM ICT, tenendo conto:

  • del numero complessivo dei dispositivi da acquistare;
  • delle categorie di prodotto previste nella fornitura;
  • della quota minima del 10% di prodotti ricondizionati;
  • della possibilità di compensazione tra categorie;
  • della coerenza tra dispositivi ricondizionati e finalità didattiche del progetto;
  • delle prestazioni tecniche minime necessarie per il laboratorio o l’ambiente di apprendimento.

Nei laboratori ad alta innovazione, ad esempio AI, STEM, CAD, grafica 3D, cybersecurity, robotica o sviluppo software, il progettista dovrà valutare con particolare attenzione se l’inserimento di dispositivi ricondizionati nella categoria principale della fornitura sia compatibile con gli obiettivi del progetto.

Se i dispositivi principali devono garantire prestazioni elevate, aggiornabilità, compatibilità software e continuità di utilizzo nel tempo, il progettista potrà prevedere che tali dispositivi siano nuovi, motivando tecnicamente la scelta e valutando il raggiungimento della quota del 10% attraverso altre categorie di prodotto, ove disponibili.

Indicazione operativa

Il progettista dovrebbe indicare già nel progetto tecnico come la scuola intende adempiere all’obbligo del 10% di prodotti ricondizionati, specificando se la quota viene applicata alla singola categoria o raggiunta mediante compensazione tra categorie diverse.

Resta comunque opportuno che la progettazione sia supportata da una verifica del mercato, utile a dimostrare la disponibilità o l’indisponibilità di prodotti ricondizionati realmente idonei rispetto alle esigenze tecniche dell’intervento.

La motivazione tecnica nei documenti di gara

Nei progetti complessi, soprattutto se finanziati con risorse PNRR o destinati alla realizzazione di laboratori professionalizzanti, è consigliabile inserire una motivazione tecnica chiara.

La scuola dovrebbe descrivere:

  • la destinazione d’uso dei dispositivi;
  • gli obiettivi didattici e professionali del laboratorio;
  • le prestazioni minime necessarie;
  • la necessità di garantire continuità, aggiornabilità e compatibilità software;
  • gli esiti dell’eventuale verifica di mercato;
  • la scelta di utilizzare il ricondizionato su categorie compatibili, come i monitor o le postazioni non specialistiche.

Formula operativa utile

Nei laboratori ad alta innovazione, la stazione appaltante può motivare la necessità di dispositivi nuovi o ad alte prestazioni quando le caratteristiche tecniche richieste non risultano compatibili con prodotti ricondizionati disponibili sul mercato.

In tali casi, la quota minima di prodotti ricondizionati potrà essere perseguita, ove possibile, mediante compensazione su altre categorie di prodotto, nel rispetto dell’articolo 2 del D.M. 11 marzo 2026.

Non solo ricondizionato: attenzione agli altri requisiti CAM

Il nuovo decreto non si limita alla quota del 10%.

I CAM ICT disciplinano anche altri aspetti che dovranno essere considerati nella progettazione delle forniture:

  • consumi energetici dei dispositivi;
  • etichettatura energetica;
  • durata delle batterie;
  • gestione della ricarica;
  • resistenza alle cadute per dispositivi portatili;
  • riparabilità e disponibilità di pezzi di ricambio;
  • garanzia minima dei prodotti nuovi e ricondizionati;
  • ritiro dei dispositivi da dismettere;
  • gestione dei RAEE;
  • conformità ai requisiti DNSH per gli interventi finanziati con risorse PNRR.

Profili PNRR e DNSH

Per gli acquisti finanziati con risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, occorre inoltre prestare attenzione al rispetto del principio DNSH – Do No Significant Harm.

Il documento CAM richiama la necessità di considerare, per le apparecchiature elettriche ed elettroniche acquistate o noleggiate con fondi PNRR, i criteri previsti dalla guida operativa DNSH, con particolare riferimento alla scheda relativa all’acquisto, leasing e noleggio di computer fissi, monitor, server, stampanti, fotocopiatrici, computer portatili, tablet e smartphone.

Pertanto, nei progetti PNRR, i nuovi CAM ICT dovranno essere letti insieme agli obblighi ambientali e documentali già previsti per il rispetto del principio DNSH.

Cosa dovrebbero fare operativamente le scuole

01

Verificare le forniture programmate

Controllare se sono previsti acquisti di notebook, PC, monitor, tablet o smartphone dopo l’entrata in vigore dei nuovi CAM.

02

Calcolare il 10% sulle quantità

La quota minima deve essere calcolata sul numero complessivo dei dispositivi acquistati, non sull’importo economico della procedura.

03

Inserire l’obbligo nel progetto

Il progettista dovrebbe prevedere già nel progetto tecnico come adempiere alla quota del 10%, anche tramite compensazione tra categorie.

04

Motivare le scelte tecniche

Nei laboratori AI, STEM o professionalizzanti è essenziale documentare la necessità di dispositivi con prestazioni elevate.

Conclusioni

I nuovi CAM ICT 2026 introducono un cambiamento significativo nella gestione degli acquisti informatici delle scuole.

L’obiettivo ambientale è chiaro: ridurre i rifiuti elettronici, favorire il riutilizzo dei dispositivi, incentivare l’economia circolare e rendere più sostenibili gli acquisti pubblici.

Tuttavia, nel contesto scolastico, sarà necessario applicare il decreto con equilibrio, evitando che l’obbligo del ricondizionato comprometta la qualità dei laboratori innovativi o la coerenza tecnica dei progetti finanziati.

La strada corretta è quella di programmare bene gli acquisti, calcolare correttamente la quota del 10%, inserire l’adempimento già nella progettazione tecnica, motivare il fabbisogno e utilizzare i prodotti ricondizionati nelle categorie in cui ciò risulta realmente sostenibile.

Indicazione finale

Attenzione ai prossimi acquisti ICT: dal 25 maggio 2026 le scuole dovranno progettare le forniture informatiche considerando i nuovi CAM e la quota minima del 10% di prodotti ricondizionati, calcolata sulle quantità dei dispositivi acquistati.

Nota informativa: il presente articolo ha finalità divulgativa e operativa. Ogni istituzione scolastica deve valutare la propria situazione concreta, il fabbisogno tecnico, gli strumenti di acquisto utilizzati, la documentazione di gara e la normativa applicabile alla specifica procedura.

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